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«Il coraggio di scendere dal sicomoro»: la sfida del nostro tempo alla portata di tutti

”In data 24 settembre 2017, in quanto operatore pastorale nella Parrocchia di Apice, ho preso parte all’inaugurazione dell’Anno Pastorale 2017/18 della diocesi beneventana. L’incontro, tenuto presso la Cattedrale metropolitana di Benevento Santa Maria de Episcopio, è stato presieduto dall’Arcivescovo Sua Ecc.za Mons. Felice Accrocca. Filo tematico conduttore della riflessione introduttiva dell’Arcivescovo è stato «il coraggio di scendere dal sicomoro», insegnamento di spessore tratto da alcuni versetti del Vangelo secondo Luca (19,1-10), narranti l’episodio in cui il pubblicano Zaccheo si arrampicò su un sicomoro per incrociare lo sguardo di Gesù passante tra la folla.”

Si apre così la nota stampa del Responsabile del Dipartimento ai Rapporti con il Mondo Cattolico e Religioso di Forza Italia Giovani della Provincia di Benevento,  Antonio Zullo.

”Meditando sullo slancio che spinse il pubblicano Zaccheo a scendere dall’albero per incontrare il Maestro, l’Arcivescovo ha delineato l’orientamento pastorale base per la diocesi beneventana nell’anno venturo: «non stare fermi, nella speranza che le cose possano sistemarsi da sole, perché questo non accadrà». Un importane monito, quindi, a vivere la propria missione pastorale con un fermento vivo e vero, capace di dischiudere cuori, menti e mani ad un incontro autentico con l’altro. Una linea guida questa che, per essere tradotta concretamente, avverte Sua Ecc.za, esige come preambolo alcune disposizioni fondamentali. In primis, dunque, occorre «intuire le linee dell’evoluzione futura per trovarsi poi al posto giusto e al momento giusto, […] capire dove la storia ci sta portando e accelerare il passo per farci trovare pronti al luogo dell’incontro». Un’analisi imprescindibile questa, quindi, che esorta a non fossilizzare lo sguardo unicamente verso il passato. Benché la storia cristiana sia un patrimonio teologico, culturale e spirituale inestimabile, ricorda Mons. Accrocca, non è più possibile «rispondere alle questioni di oggi allo stesso modo di ieri, perché non solo i tempi sono diversi, ma anche le nostre possibilità si sono notevolmente ridotte». Occorre, pertanto, fare tesoro del passato, per operare una semina adatta alle esigenze ed alle istanze antropologiche e sociologiche dell’epoca contemporanea. Seppur di tale semina «non sapremo se vedremo mai la mietitura», rimane assodata l’imprescindibilità affinché «un giorno qualcuno possa mietere frutto abbondante: è questo il compito che il Signore ci affida».

Prerogativa essenziale della semina, appunto, è «il coraggio di scendere dal sicomoro» delle strutture ideologiche ed interpersonali che impediscono un sincero incontro con l’alterità. Uno sbilanciamento vivificante che, a detta dell’Arcivescovo, necessita dello slancio offerto dal «coraggio della fede», della «disponibilità ad avventurarsi su percorsi nuovi, inediti, con tutte le incertezze che questo comporta». La fonte viva da cui attingere l’ardore necessario per dischiudersi al prossimo, orbene, è incrociare nell’itinerario esistenziale personale la proposta del Maestro di Nazareth, ed «avvertire la forza e l’intensità di quello sguardo».
Questo, in definitiva, è «abbracciare quanto il Signore ci chiede».
Proposte trasformative queste che recepiscono la declinazione operativa pastorale mediante alcune chiare indicazioni concrete.
In primis, Sua Ecc.za indica come obbiettivo fondamentale la costituzione del Consiglio Pastorale Zonale, al fine di promuovere «la progettazione di un percorso che preveda obiettivi chiari, in sintonia con quelli diocesani» per «favorire la traduzione in loco degli orientamenti pastorali additati dal vescovo all’intera diocesi».
Accanto a questo target, risulta importante nel corso del tempo dare vita ad «assemblee di zona con gli operatori pastorali» per avviare un «percorso formativo comune e favorire anche uno scambio di esperienze».

Vettore fondamentale di questi percorsi è la Parola di Dio. Riprendendo, infatti, alcune considerazioni del cardinale Carlo Maria Martini, Mons. Accrocca spiega: «La lettura personale e in comune della Scrittura come parola di Dio (lectio divina) è uno dei mezzi più efficaci per ogni fedele per disporsi a cogliere i frutti dell’ascolto della Parola nella liturgia e prolungarne gli effetti».
La prolusione, consultabile sul sito internet dell’Arcidiocesi beneventana, ritengo offra spunti analitici significativi, capaci di abbracciare nell’interezza la dimensione dell’umano, ed illuminare qualsiasi ambito esperienziale ove ci sia relazione ed interazione. Gli orientamenti appena delineati, infatti, pur essendo destinati all’ambito pastorale, godono di un’intrinseca validità riferibile anche per qualsiasi altro vissuto civico e sociale. Proposte queste alla portata di tutti, convergenti verso la creazione della cultura dell’incontro, della collaborazione tra parti sociali, mediante l’incoraggiamento a scendere dai sicomori dell’edonismo, dell’arrivismo e dell’egocentrismo, tentazioni sempre attuali, per abitare in maniera corresponsabile e solidale gli spaccati della realtà di riferimento.

Colgo, infine, l’occasione per augurare a tutti gli operatori pastorali della diocesi un santo e fecondo anno pastorale, con la viva speranza di che gli orientamenti intessuti dall’Arcivescovo Accrocca per la vigna dell’Arcidiocesi beneventana possano germinare e dare frutti in abbondanza.”