Home Attualità Se non fede, almeno rispetto: le emozioni dei Riti Settennali

Se non fede, almeno rispetto: le emozioni dei Riti Settennali

‘’Salendo a destra arrivò al Santuario dell’Assunta?’’ Mi chiede un signore sulla ottantina. ‘’No guardi, devo arrivare anche io li, mi segua se le fa piacere.’’ Comincia così la mia chiacchierata con Giuseppe, comincia così il mio ricordo più emozionante dei Riti Settennali 2017. ‘’È incredibile, guarda tu se mi devo perdere nel paese dove sono nato’’ incalza l’anziano signore. ‘’È originario di Guardia lei?’’ gli chiedo subito. ‘’Si, sono nato qui, nel centro di questo paese. Sono 67 anni che manco. Da una vita, praticamente.” Qui, la sua voce rotta dall’emozione, ne trasmette altrettante a me che a stento riesco a chiedergli il motivo per il quale è stato lontano più di mezzo secolo dal suo paese d’origine. ‘’I miei genitori andarono a lavorare in Germania, poi io mi trasferii a Milano, dove tutt’ora vivo con la mia famiglia. Sono sceso con mia moglie, alloggio a Castelvenere per tutta la settimana.’’ ‘’Non avete parenti a Guardia?’’ gli chiedo. ‘’Si, ma ho alcuni parenti anche a San Lorenzo Maggiore. Una mia zia che ha oltre 90 anni. Ieri sono stato da lei. Sai dopo che mi ha visto cosa mi ha detto? Ora posso anche morire, che sono tranquilla.’’ Qui l’emozione rompe la voce del signor Giuseppe che, un po’ affannato, si ferma lungo la salita che conduce al Santuario. ‘’Ho un solo polmone, l’altro l’hanno dovuto togliere. Ma ringrazio il Signore di essere ancora vivo’’ mi spiega. Nel frattempo io gli parlo un po’ di me, gli dico di organizzarsi al meglio per Domenica, giorno della Processione Generale, quando è prevista tantissima gente. Arrivati in Piazza San Filippo, Giuseppe mi saluta ‘’Grazie mille, sei un bravo ragazzo, in bocca al lupo per tutto’.

Proseguo la mia giornata tra foto ed impressioni. È questo però, un momento che ricorderò per molti anni. I Riti Settennali sono soprattutto questo, un insieme di emozioni e ricordi. Una settimana che unisce e rende vivi nella fede. I Riti Settennali ti inducono in una perenne e costante riflessione. Perché a Guardia Sanframondi, come più volte detto anche dai stessi guardiesi, il tempo si scandisce in settenni. Sette, come gli anni di attesa. Sette, come i giorni della Settimana di penitenza. Ogni giorno qualcosa, ogni giorni un mix di emozioni. Come quelle che si leggono negli occhi delle signore anziane che, con profonda fede e devozione, aspettano questo momento. Il momento dell’incontro con la Vergine Assunta. Ognuno vive le proprie emozioni, ma insieme, guardandoti intorno sembra che queste si amplifichino. È impresa ardua, per chi non ne prende parte, comprendere a pieno i Riti Settennali: vanno vissuti con rispetto. Rispetto per chi decide di mortificare il proprio corpo come segno tangibile della propria fede e devozione. Rispetto per i figuranti che mettono in scena i quadri dei quattro Rioni. Rispetto per chi spende mesi del proprio tempo per organizzare tutto nei dettagli. Ed è il rispetto, parola semplice ma di difficile applicazione, che manca a chi, nell’era dei social network, in un solo click cerca di dare un giudizio sommario e, a volte sembra, universale. È il prezzo che si deve pagare, il prezzo di una società che non vive le emozioni, ma pretende di giudicarle e sentenziare. Perché, anche non volendo condividere la penitenza corporea messa in atto dai battenti e dai disciplinanti, vivendo a pieno i Riti Settennali si può percepire una devozione nei confronti della Vergine Assunta che, di primo impatto, lascia quasi increduli.

Così come, è bene dirlo, lascia positivamente colpiti, l’ospitalità del popolo guardiese nei confronti di chi arriva a Guardia Sanframondi in questa settimana. Non lo scrivo solo, come spesso si fa, per sentire dire, ma anche e soprattutto per esperienza personale. La casa dei guardiesi diventa casa di tutti. Prima l’ospite e poi io, è questa la logica. Perché chi ha un legame inscindibile con la Vergine Assunta vive le stesse emozioni anche solo guardando la diretta televisiva. Si inginocchia e prega all’uscita dei battenti, che lo faccia in Piazza San Filippo o nella propria abitazione di via Municipio l’emozione provata è la stessa. È un momento intimo, un momento forte.

Così come, la commozione è al massimo quando l’Assunta varca la soglia del Santuario. Dopo sette lunghi anni. Un colpo di cannone unisce tutti ai piedi della Vergine. Tutti fermi, inginocchiati. Il ritmo di flagellazione dei battenti aumenta. Tempo mezz’ora e per loro sarà il momento più intenso, più bello ed emozionante: l’incontro con la Vergine Assunta. Un ultimo passaggio, inginocchiati, prima di scomparire per svestirsi del saio bianco e, riportare la Vergine della sua nicchia. Un altro tripudio di emozioni. Lacrime e canti accompagnano la statua sino al Santuario. Un bambino viene avvicinato all’Assunta. Da lontano una decina di braccia lo sorreggono, quasi a proteggerlo, affidandolo, al contempo, a quella che i guardiesi chiamano la ‘’Mamma nostra’’. Con la mia reflex immortalo il momento: emozionante. È il trionfo della fede, è il trionfo della vita. Il tramonto sembra più bello del solito, in una Piazza San Filippo gremita, la Vergine fa il suo ingresso nella Basilica. Un saluto che, comunque vadano le cose, per chi vive di profonda fede, sarà sempre un arrivederci.