Home Attualità La Campania è la settima regione agricola d’Italia. Ampi margini per crescere

La Campania è la settima regione agricola d’Italia. Ampi margini per crescere

“Nonostante i ritardi strutturali e le accuse infondate per terra dei fuochi, la Campania oggi è la settima regione italiana per produzione agricola e la terza del Mezzogiorno”. Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania e vicepresidente nazionale, commenta così i dati Ismea resi noti dal direttore generale Raffaele Borriello. L’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo e Alimentare fotografa un valore della produzione agricola pari a 3,5 miliardi di euro, che colloca la Campania al settimo posto nel sistema nazionale e al terzo nel Sud dopo Puglia e Sicilia. Corrono i comparti food & wine, con un quinto posto per il ritorno economico delle filiere produttive di qualità, che nel food vale il 5,5% del pil agricolo nazionale. Per i prodotti certificati la Campania può contare su 54 Dop e Igp, oltre a15 Doc, 4 Docg, 10 Igt e 515 prodotti agroalimentari tradizionali.

“Dati incoraggianti – sottolinea il presidente Masiello – che dimostrano oggettivamente che possiamo mettere alle spalle le negatività del passato, ma si può ancora crescere. La straordinaria varietà di prodotti agroalimentari della Campania è il patrimonio su cui far convergere politiche di sistema. Il successo di un prodotto porta con sé un effetto moltiplicatore su tutti i comparti e sul tessuto sociale regionale. I trend di crescita dei prodotti certificati sono la prova provata che la qualità è il paradigma su cui bisogna orientare le scelte delle imprese agricole. Abbiamo ancora ampi margini di crescita, ma solo se sapremo superare ritardi strutturali e culturali. Rimuovere gli ostacoli fisici, migliorando i collegamenti materiali e virtuali, fa il paio con il superare la tendenza a restare soli. Sono soprattutto i giovani agricoltori a dover cavalcare questo momento e a guidare un cambiamento radicale nella capacità di fare rete, non solo tra imprenditori ma all’interno di un progetto generale che superi campanilismi ed egoismi. La programmazione del PSR 14/20 deve spingere in questo senso, ma a patto che tutte le scelte politiche e strategiche guardino nella stessa direzione. L’agricoltura può creare valore aggiunto anche per gli altri comparti, a partire dal turismo. Il valore dell’agricoltura è anzitutto valore del territorio”.