Home Attualità Il km 0: una realtà da valorizzare o un mito da sfatare?

Il km 0: una realtà da valorizzare o un mito da sfatare?

Storia di un giovane imprenditore sannita sempre più sfiduciato dal settore agricolo. L’Italia, a tutto tondo, appare come il luogo della bella tavola e del buon mangiare per tutti i gusti e tutte le tasche, cominciando dal consumo quotidiano. Ma non è così. La maggior parte dei ristoratori si serve di materie prime Italiane? Si serve di materie prime a km 0?

Benevento e provincia hanno una vasta varietà di materie prime a km 0: ortaggi, carne, latte, cereali e derivati, tutti prodotti di eccellenza, anche se alcuni non riconosciuti.

Le politiche agricole europee negli ultimi anni hanno portato ad un grande riconoscimento e ad una valorizzazione dei prodotti tipici locali, fintanto che la nuova PAC ha promosso nuovi incentivi per chi intende creare una rete sul territorio per lo sviluppo e la commercializzazione oltre che per l’accoglienza sul territorio; insomma una sorta di coltivazione a km 0, dove chi compra vede realmente come viene coltivato, allevato e trasformato il prodotto che mangia.

Anche nella nostra provincia di Benevento, alcuni piccoli imprenditori stanno cercando di proiettarsi verso il futuro grazie all’aiuto dei Fondi Europei per l’agricoltura e grazie al sacrificio e al coraggio di chi vive la campagna con amore e passione, ma la realtà è ben lontana, forse non troppo, da quello che l’Europa ci chiede. Al momento l’Europa ci chiede di rispettare rigorosamente una burocrazia asfissiante, ma, nonostante tutto, rispetto ad altri settori, quello agricolo è l’unico a mantenere ancora il segno positivo. Questo incremento è dato da chi con passione ed amore ogni giorno porta avanti la sua azienda contro tutto e tutti.

Nella nostra provincia le aziende agricole sono messe alle strette, si veda il comparto cerealicolo, dell’allevamento, del latte o quello del tabacco. “Il nostro prodotto – dice chi del settore – non vale nulla, perché la vendita non ricompensa il lavoro e il costo di produzione. L’agricoltura è finita!”
In queste parole si spegne la speranza di un giovane imprenditore agricolo, Matteo, 25 anni, della provincia di Benevento, la cui raccolta di grano quest’anno, per il vero già da un po’ di anni è andata male, “non per la fertilità del terreno, che ringraziando Iddio è sempre fertile, ma per il prezzo del grano. Vi dovete figurare che io compro il grano per seminare ad un prezzo di €. 65/70 a quintale e lo vendo ad un prezzo di €.17/18 a quintale; è vero che ogni quintale me ne produce 10 se tutto va bene, ma non è sempre così e poi vanno aggiunte le spese di gasolio, semina, concimazione e trebbiatura. Sì, è vero, ci danno un’integrazione ma non ci basta neanche per il gasolio. A loro, ai grossisti del settore cerealicolo, conviene comprare al porto di Bari, dove arrivano grano e altri cereali dall’estero per quattro soldi. Ma vi è di più: a noi dicono di disinfestare i terreni con determinati prodotti e dobbiamo avere anche il tesserino per poter maneggiare questi diserbanti, all’estero chi controlla? È uno schifo! Io il terreno che ho lo lascio a spasso, mi conviene di più…”.
Questo giovane imprenditore, sfiduciato dalla vicenda che sta vivendo sulla sua pelle, vuole smettere di coltivare il proprio terreno, daL quale non riesce a ricavare la giusta ricompensa del suo duro lavoro. Ma Matteo è il solo? Quanti imprenditori agricoli ci sono come Matteo? Il problema sostanziale è che la nostra non è una politica rivolta a valorizzare il nostro settore agricolo, perché il nostro è un mercato aperto, globale, e l’imprenditore per un profitto sempre maggiore specula ai danni di qualche altro: questa è la legge del mercato.

Occorre una politica che valorizzi la piccola proprietà terriera, come disciplinato dalla Carta Costituzionale nell’art. 44; occorre una riforma agraria che valorizzi il “contadino” come anche l’imprenditore agricolo. Se vogliamo continuare ad avere le nostre campagne ricche di prodotti genuini e di qualità, dobbiamo valorizzare chi produce con amore e passione, chi anche nelle difficoltà vede lo spiraglio di salvezza e chi, nonostante le mille peripezie della burocrazia, investe nel suo terreno per dare un prodotto di eccellenza.
È l’agricoltura che, fin dall’antichità, ha reso grande questo nostro territorio e ancora oggi tale settore può essere fonte di sviluppo per la nostra economia.