Home Attualità L’applicazione “inversa” del distanziometro di cui nessuno ha ancora parlato

L’applicazione “inversa” del distanziometro di cui nessuno ha ancora parlato

Inutile ormai continuare a soffermarsi sulle problematiche per le attività ludiche che il distanziometro ha creato in vari territori, mentre a chi scrive pare interessante soffermarsi qualche riga sui paradossi che per lo stesso “distanziometro” si possono riscontrare. Si sottolinea, pure, che nel mondo del gioco d’azzardo ed in quello dei casino online nuovi, nelle sue normative e negli atteggiamenti  del Governo centrale quando si vuole parlare di paradossi bisogna proprio dire che se ne sono visti “in quantità industriale”. Del resto, i dubbi che girano attorno al “distanziometro” sono sempre stati tanti, ma ci si vuole soffermare sull’applicazione “inversa” di questa “costrizione” di cui non si è ancora ben parlato e che forse vale la pena di affrontare.

Il distanziometro prevede il divieto di aprire sale da gioco ed installare apparecchiature da intrattenimento in prossimità dei cosiddetti luoghi sensibili che, generalmente,vengono descritti come chiese e luoghi di culto, ospedali e centri di cura e quant’altro: questo potrebbe significare che se lo stesso Comune che ha messo in campo la restrizione dettata dalla norma regionale -oppure provinciale nel caso di Bolzano- deve aprire un nuovo ospedale od autorizzare la costruzione di una chiesa in un territorio dove si trovano le sale da gioco, dovrebbero scegliere una zona diversa, a distanza di almeno trecento metri da quelle attività?

E non basta, pensando sempre ai luoghi sensibili -che in svariati territori coincidono con le aree dove “risiedono” i famosi “compro oro”- e tenendo conto della possibile pericolosità dell’incrocio tra attività di gioco d’azzardo e compro oro, non sarebbe opportuno evitare l’apertura di questi ultimi dove già esistono punti di vendita di gioco? E questo invece del contrario poiché le sale da gioco, magari, esistono da molti anni, mentre l’altra attività commerciale risulta essere di creazione recente.

Evidentemente, questa è una serie di ulteriori interrogativi che però non sono al vaglio del Consiglio di Stato, ma che vanno indubbiamente a rafforzare le perplessità intorno all’efficacia delle più che nominate norme anti-gioco e degli strumenti adottati dai vari Legislatori: la richiesta di verifica tecnica disposta dal Consiglio di Stato potrebbe servire a fare luce anche sotto questo aspetto.

Bisogna, però, ricordare che una eventuale perizia dovrà essere presentata entro il 20 dicembre 2017. Rimangono, quindi, ancora un bel po’ di mesi in cui gli addetti ai lavori si dovranno dibattere e, purtroppo, seguire le norme in essere con la speranza che questi termini vengano azzerati dal parere espresso prima di quella data dal Governo, in modo decisamente e finalmente risolutivo, in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali. E questa ultima espressione di pensiero viene a supportare il discorso che, forse, tra qualche mese non esisteranno neppure più quelle aziende ricorrenti che, oggi, desidererebbero una decisione a brevissimo termine.

Gli effetti devastanti che le restrizioni sono riuscite ad ottenere sull’industria del gioco e sulle imprese che di gioco vivono, nonché sull’offerta legale, sono tali da far vedere un futuro dipinto a “scure lettere”: gli operatori del gioco continuano nei “loro lamenti”, nel rappresentare le proprie esigenze, nel sottoporre il pericolo relativamente all’occupazione, problematica alquanto seria e notevole riguardo i numeri effettivi delle risorse, ma tutto rimane inascoltato come sempre quando è il mondo del gioco d’azzardo a parlare.