Home Sport Benevento Calcio Benevento, un girone d’andata “meraviglioso”: i meriti di Inzaghi

Benevento, un girone d’andata “meraviglioso”: i meriti di Inzaghi

Inzaghi

“Meraviglioso”, così cantava, nell’ormai lontanissimo 1968, una delle voci più belle della musica italiana: Domenico Modugno. Sono passati più di cinquant’anni dall’uscita di quel 45 giri, ma quella parola, meraviglioso, si può tranquillamente traslare al cammino del Benevento nell’attuale campionato cadetto.

Nessuno, neppure il più ottimista dei tifosi giallorossi, poteva immaginare che, al giro di boa, la compagine campana vantasse 12 punti lunghezze di vantaggio dalla seconda in classifica e 15, addirittura, dalla zona play-off. Un vantaggio monstre, testimoniato da ulteriori dati: miglior attacco (34 reti) e difesa meno perforata del torneo (9 goal subiti). 

Il parallelismo “Bucchi-Inzaghi” spazzato via dalla straordinaria andata degli Stregoni

Numeri da capogiro, che certificano il netto dominio degli Stregoni, ai quali non può non spettare che un solo ruolo da qui al termine della stagione: l’indiscussa favorita per la promozione. E le quote dei migliori broker nel mondo del betting, come Bookmakersaams.eu, confermano che i beneventani possono ragionevolmente pensare ad una seconda storica promozione nella massima serie.  Anche il ritmo delle “inseguitrici”, virgolettate non casualmente vista l’incapacità di reggere il ritmo imposto dai beneventani al torneo, sta agevolando il volo degli uomini di Filippo Inzaghi.

Ed è proprio su quest’ultimo, reduce dalla negativa esperienza di Bologna nella massima serie, che si adombravano i dubbi di inizio stagione. Il tecnico piacentino, al quale tutto si può dire ma non che pecchi in carattere e personalità, ha raccolto la sfida. E in avvio di stagione, anziché nascondersi dietro parole di facciata, dichiarava convinto: “Questa squadra è costruita per vincere: siamo i favoriti per la promozione diretta in Serie B”.

Udite queste parole, durante un’estate a dir poco bollente a livello climatico, più di qualche tifoso beneventano è ricorso a qualche rito scaramantico. D’altro canto, già la scorsa stagione, nomi alla mano, il Benevento poteva ambire al ruolo di protagonista assoluto: Brescia e Lecce, compagini che a fine stagione guadagnarono l’accesso diretto alla massima serie, non erano certo superiori agli Stregoni.

Il timore che anche quest’annata potesse ricalcare quella precedente, era ben impressa nella mente dei tifosi, nonostante non si potesse appuntare nulla alla dirigenza giallorossa in sede di calciomercato. Il profilo di Inzaghi, ad alcuni, ricordava quello di Bucchi, anch’egli approdato in quel di Benevento dopo un’esperienza in massima serie, a Sassuolo, tutt’altro che entusiasmante. 

Il Benevento come la Juventus 2006/2007?

Le analogie fra Bucchi e Inzaghi, però, si fermano qui, perché il percorso degli Stregoni sotto la guida del “Superpippo nazionale” è stato fin qui decisamente superiore alla precedente gestione. Uno splendido cammino, anzi “meraviglioso”, che ha riscattato la figura di Filippo Inzaghi come tecnico di primo piano in ambito nazionale.

Il piacentino, infatti, si è dimostrato un abile stratega anche dal punto di vista tattico, mostrandosi saggio ed estremamente pragmatico anche al cospetto di formazioni sulla carta meno quotate. Basti pensare, ad esempio, al cambio di modulo adottato a Livorno, al cospetto di una compagine dal tasso tecnico decisamente inferiore. In quel match, per rispondere al 3-5-2 di Tramezzani, Inzaghi optò per un cambio del modulo: dal 4-3-3 al 4-4-2.

Le modifiche allo scacchiere tattico, d’altronde, sono state un leit motiv costante della conduzione tecnica di Inzaghi. Senza mai scalfire il risultato finale, che quest’anno in sole cinque circostanze su diciannove non è equivalso ad una vittoria. Un finale di 2019, oltretutto, a dir poco portentoso: striscia aperta di 7 vittorie consecutive, condite dalla bellezza di 18 reti realizzate ed una sola subita.

Un dominio netto, inequivocabile, che ad alcuni addetti ai lavori ha fatto scomodare un paragone importante: la Juventus 2006/2007. Quella squadra partì con 9 punti di penalizzazione per lo scandalo di “calciopoli”. Ma i risultati conseguiti sul campo dai bianconeri, che vantavano campioni come Buffon e Del Piero oltre ad essere guidati in panchina da Didier Deschamps, non erano poi così dissimili da quelli fin qui ottenuti dai giallorossi. Un altro motivo di vanto per Inzaghi, da molti bollato come “finito” dopo l’esperienza felsinea ed ora, invece, nuovamente in rampa di lancio.